Dopo il forte fragore si son spenti gli sguardi
di quei cari sepolti da macerie fumanti.
Esce il bimbo all’aperto, s’incammina per strada
e la strada è deserta…
Corre lesto il bambino…
<<Dove sono le case?
Gli altri bimbi che fanno, non verranno a giocare?>>
…e continua la corsa.
<<Quella era la scuola, e la chiesa…
e l’ulivo, continuando a bruciare, perderà la sua chioma,
perderemo anche l’ombra!
Dove andava il soldato che ora giace riverso?
Perché mai questa guerra? E che lingua parlava?
Cosa avrà di diverso la mia gente?
Lo diceva la mamma: se tu vedi un soldato
corri, corri bambino, torna subito a casa!
Quale casa, dov’ io possa tornare?>>
C’è qualcosa tra i sassi.
Il bambino, rallentando la corsa, si sofferma ed osserva:
<<Si direbbe un balocco; ma che strano balocco…
Si potrebbe provare a giocare se ci fossero amici.
Lo diceva la mamma…sono mine, non le devi toccare.
Corri lesto bambino, non le devi toccare!>>
Occhi grandi, del colore del cielo,
grandi sogni e la voglia, nonostante il silenzio,
nonostante il fragore, di tornare a giocare…
<<Ma che strano balocco…
Si potrebbe provare a giocare se ci fossero amici…
si potrebbe provare!>>